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8 marzo 2021 – Giornata internazionale della Donna


“…tutti sembrano sapere che ci sono cose da femmine e cose da maschi ma nessuno sa perché …”


In questo video, realizzato in collaborazione con lo Sportello Donna e l’Assessorato alla promozione sociale del Comune di Malo, proponiamo alcune letture per i bambini e  alcune storie non stereotipate. 

Storie di educazione paritaria per promuovere le pari opportunità.

Eliminare gli stereotipi anche nell’educazione delle nuove generazioni è il primo passo per promuovere una società più paritaria, senza discriminazioni che sono fondate su idee in merito al ruolo maschile e femminile difficili da estirpare.

Iniziamo a raccontare un’altra storia

… e tu hai qualche idea su come si potrebbe pensare ad una società più paritaria?

Invia i tuoi suggerimenti nei nostri canali social: Facebook / Instagram

Continueremo con il progetto #change!


Perchè nella giornata dell’8 marzo è importante ricordare che:

  • nel 2020 il 98% di chi ha perso il lavoro è donna
  • su circa 200 Paesi nel mondo solo 20 sono guidati da donne
  • il salario medio delle donne è inferiore a quello degli uomini in media del 20%
  • le donne svolgono 5 ore e 5 minuti di lavoro non retribuito di assistenza e cura al giorno mentre gli uomini 1 ora e 48 minuti
  • in Italia il welfare fatto in casa, dalle donne, fa risparmiare allo Stato 395 miliardi di euro

COS’E’ LA VIOLENZA DI GENERE

La violenza di genere è un fenomeno culturale in quanto dipende dalla costruzione sociale dei generi e quindi dallo squilibrio nella distribuzione del potere tra i generi stessi. 

E’ un fenomeno che coinvolge la società in modo trasversale all’estrazione sociale, alla provenienza geografica, alle culture e agli orientamenti politici. 

Cosa si intende per Genere ? 

Il genere è un termine che fa riferimento ad un sistema di ruoli e di relazioni fra uomini e donne, che si forma attraverso un processo nel quale persone di sesso maschile e femminile entrano nelle categorie sociali di uomini e donne, categorie determinate dal contesto economico, sociale e storico, politico e culturale.

Per ruoli di genere quindi, si intende l’insieme delle norme e delle credenze che socialmente e culturalmente vengono associate al maschile e al femminile. In altre parole, ogni contesto socioculturale riconosce dei comportamenti, degli stereotipi e delle attitudini come propri di un dato genere. Per esempio, ad un maschio si può attribuire il colore blu, si può insegnare che non dovrà piangere e che dovrà giocare a calcio, mentre ad una femmina che vestirà di rosa, che indosserà gonne e che probabilmente farà la ballerina.

Cos’è uno  stereotipo? 

È un insieme rigido e semplificato di credenze su persone, comportamenti, eventi.

Lo stereotipo viene ripetuto e condiviso in maniera a-critica (senza chiedersi se è giusto o meno) e in questo modo può dare vita al pregiudizio. (giudizio espresso a prescindere dall’esame della realtà. In genere è un pregiudizio negativo).

Uno stereotipo può essere una specie di trappola che descrivendo una immagine crea delle aspettative, ad esempio su come si deve essere e detta MODELLI a cui ci si adegua anche inconsapevolmente e cui la società si aspetta che tutti si adeguino! 

I modelli stereotipati sono presenti dai primi anni di vita e, nel caso degli stereotipi di genere, segnano in modo determinante le scelte e i percorsi delle donne e degli uomini.

https://www.youtube.com/watch?v=BumIt2pIRuw#action=share

Anche gli stereotipi concorrono a definire quindi quel sistema di ruoli e relazioni che definiscono la disparità di genere, evidente nella quotidianità,  e rilevata dalle statistiche :

https://www.ultimavoce.it/disuguaglianza-di-genere/

Sono inoltre una delle pratiche considerate alla base della piramide della violenza di genere

Cosa si intende per Violenza ? 

Si definisce violenza “l’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione” [World Report on Violence and Health, OMS, 2002 ]

Cosa si intende per violenza di genere ?

E’ “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. Così recita l’art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne. (https://www.interno.gov.it/it/temi/sicurezza/violenza-genere)

I tipi di violenza di genere:

Violenza psicologica: le forme di violenza psicologica includono le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche. Si sostanziano in ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità della persona come le critiche costanti, umiliazioni, insulti, controllo degli spostamenti. La violenza psicologica è la prima e più diffusa forma di violenza spesso accompagnata da altre forme di violenza. Può portare la donna a condizioni di grave prostrazione. Mina pesantemente autostima e assertività portando la donna a dipendere paradossalmente ancor più dall’autore di violenza.

Violenza fisica: è graduata da forme più lievi a quelle più gravi e comprende la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi.

Violenza economica: ogni forma di controllo o impedimento di carattere economico, ostacoli o divieti nella ricerca del lavoro, divieto di disporre di somme di denaro o di avere un proprio conto corrente, estromissione dalla gestione della contabilità familiare. Violenza sessuale: situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti.

Atti persecutori (stalking) sono condotte reiterate nel tempo tese a far sentire la vittima continuamente controllata, in uno stato di pericolo e tensione costante in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o di ingenerare un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persona vicina (parente, amico, ecc.), portandola a modificare le proprie abitudini di vita. Anche gli atti persecutori sono una forma di violenza: telefonate continue ad ogni ora del giorno e della notte, sms, continue visite, e-mail, pedinamenti, irruzioni sul lavoro, minacce, lusinghe, lusinghe che si alternano a minacce.

LA VIOLENZA ASSISTITA

La violenza assistita è stata definita dal Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) come “il fare  esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”.

In Italia sono 427 mila i minorenni che nell’arco temporale 2009-2014 hanno vissuto la violenza dentro casa. Diretta o indiretta. In quest’ultimo caso il bambino prende consapevolezza di quello che sta accadendo osservando gli effetti stessi della violenza esercitata da padri, compagni od ex-partners sul corpo della propria mamma, sulla psiche e sull’ambiente in cui vive.

MECCANISMI DELLA VIOLENZA

Il meccanismo che meglio definisce le fasi di una condizione di violenza domestica subita da una donna viene chiamato “spirale della violenza” o “ciclo della violenza” ad indicare le modalità attraverso cui l’uomo violento raggiunge il suo scopo di sottomissione della partner facendola sentire incapace, debole, impotente, totalmente dipendente da lui. Le fasi della spirale della violenza possono presentarsi in un crescendo e poi “mescolarsi”. Isolamento, intimidazioni, minacce, ricatto dei figli, aggressioni fisiche e sessuali si avvicendano spesso con una fase di relativa calma, di false riappacificazioni, con l’obiettivo di confondere la donna e indebolirla ulteriormente.


Scopri il progetto SETA

Nuovi corsi autunnali al Collettivo Sartoriale

Iscriviti ad un corso del Collettivo. Imparerai divertendoti!

  • 2 corsi ABC base per apprendere le basi del cucito e i piccoli trucchi del mestiere. Durata: 4 lezioni di 2 ore.
    – Corso del mattino: il giovedì ore 9.30-11.30. Date: 15 – 29 settembre; 13 – 27 ottobre.
    – Corso della sera: il martedì ore 20.00-22.00. Date: 6 – 20 settembre; 4 – 18 ottobre.
    Costo: 85 € (materiale compreso)
    Max 5 persone

Collettivo Sartoriale

Il Collettivo Sartoriale è una sartoria e un luogo si incontro e scambio al femminile.

“Collettivo Sartoriale” è “CREATIVO” perché si ritirano capi usati e li si trasformano usando la creatività delle persone coinvolte e delle persone che mettono a disposizione i loro capi per trasformarli.

E’ “ORGANICO” perché si utilizza il riciclo per dare un valore nuovo a cose che per noi un tempo avevano un valore e delle quali non vogliamo disfarci.

 

 

 

 

 

 

“Ricostruire l’abbigliamento ” ha infatti un doppio senso: ripristinare la manualità, la manifattura e le competenze attraverso il lavoro di donne che, aiutate da persone esperte, saranno guidate in un cammino nuovo.

“Collettivo” perché solo attraverso la collettività, lo scambio culturale, la trasmissione e l’insegnamento delle competenze possiamo guardare al futuro in modo creativo inteso come “creare e non distruggere”.

Operativamente il “Collettivo Sartoriale” è in grado di:

  • Ripristinare capi vecchi con lavori di taglio e cucito portandoli a nuova vita;
  • Creare capi nuovi da uno o più capi vecchi o usati;
  • Formare delle persone al lavoro di cucitrice e tagliatrice grazie all’esperienza di persone che hanno ancora queste competenze;
  • Trasmettere la cultura dell’utilità dei capi di abbigliamento;
  • Stimolare la creatività delle operatrici e dei clienti;
  • Ricreare quel rapporto che c’era tra la sarta e il cliente, un rapporto di fiducia e di confronto.
Metro
Camicetta Corsi Collettivo
Mani
Cappotto
Canotta Gonna
Gonna

“Collettivo Sartoriale” rientra nel progetto “Re-living. Percorsi di opportunità per donne in condizioni di povertà e situazioni di disagio sociale” finanziato dalla Fondazione Cariverona. Il soggetto proponente è Progetto Zattera Blu società cooperativa sociale onlus e la Cooperativa sociale Samarcanda onlus di Schio ne è partner attiva.

L’obiettivo generale del progetto è quello di prevenire e combattere i fenomeni di povertà ed esclusione sociale delle donne del territorio Alto Vicentino, attraverso percorsi di accoglienza, di supporto materiale e psicologico (empowerment), di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’impiego femminile associato, per sopperire le necessità primarie di donne che vivono in condizione di povertà, favorendo una maggiore presa di consapevolezza delle loro risorse e il raggiungimento di una autonomia socio-economica.

Responsabile: Alessandra Turcato

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